martedì 22 aprile 2014

L'ESPEDIENTE DEL SOGNO IN NARRATIVA


(e altre riflessioni su tecniche e non)

Un attento lettore mi ha chiesto se potessi parlare di questo argomento in un post. Egli si domanda: Perché a volte l'espediente del sogno in letteratura viene demonizzato? Volentieri ho scritto le righe che seguono e che spero siano utili a lui e ad altri utenti di questo blog.
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Per la serie sulle tecniche narrative, oggi parliamo dell'espediente del sogno. Usare il sogno in una narrazione è a volte giudicato un facile espediente, ma non lo è per una serie di motivi.
Intanto esso è stato utilizzato in tutte le epoche.
Mi vengono in mente grandi autori che se ne sono giovati con successo e dando ai loro scritti grande pregnanza. Usò il sogno per esempio Quinto Ennio (239 a. C. - 169 a. C.) nei suoi Annales, come pure M. Tullio Cicerone ( 106 a. C. - 43 a. C.) amò avvalersene.
Più vicino a noi ricordiamo anche il Manzoni ne I promessi Sposi; e Dostoevskij.
Attualmente questa tecnica è utilizzata nel romanzo utopico, per il quale risulta di grande interesse.
Certo, chi non conosce questi precedenti e queste circostanze può ignorare l'importanza dell'utilizzo e l'efficacia dell'avvalersi del sogno, come anche di altri stati di coscienza alterata (si chiamano così) al fine di una narrazione.

Quando si possono utilizzare quelli che vengono chiamati “espedienti letterari” e più specificamente quello del sogno di cui stiamo trattando?
Quello che è importante in una narrazione che racconta attraverso il sogno è, prima di tutto, il significato della narrazione stessa. L'autore può voler usare questa tecnica perché più di altre è utile al significato che vuol trasmettere. Egli giudica che il sogno è il tramite per dire qualcosa al lettore, un qualcosa che altrimenti non si potrebbe dire in quel modo e con quella efficacia.
Come per tutte le cose è meglio non abusarne, ma questa decisione sta all'autore, per ciò che lui deve dire.
Il sogno è in alcuni casi l'espediente privilegiato per narrare poiché lascia qualcosa che a volte è più importante della realtà stessa, proprio, di nuovo, per il suo SIGNIFICATO. La domanda da porsi, per il lettore, è: cosa vuol dire quel che l'autore ha scritto? Cosa vuol comunicare?
In un racconto in cui, mettiamo, dovessimo dapprima confondere e in seguito chiarire, l'espediente del sogno (o altro stato alterato di coscienza, come uno stato meditativo, una trance, quando si è sotto ipnosi, in uno stato di veggenza, ecc.) è l'ideale impostazione; a volte è doverosa.
Altri contesti in cui esso può essere ben utilizzato possono essere quelli in cui si deve sorprendere, confondere, o immergere il lettore in un'atmosfera irreale perché questo può essere richiesto dall'invenzione letteraria particolare, sempre per il suo significato, magari di trasmettere un'emozione, ma anche di stimolare una riflessione dell'intelletto fredda e razionale, perché no?
Chi demonizza il narrare attraverso il sogno, non si domanda forse il vero significato di quel narrare specifico, ma si ferma a considerare la sola tecnica: questo è ovviamente limitante e può indurre in errore. E, comunque, si usa sempre una qualche tecnica in narrativa (come in qualsiasi altra attività), ma essa va oltrepassata, per dare spazio alla vera inventiva che non deve essere ingabbiata in superficiali metodi imposti da alcuno.
Quello che è da valutare, semmai, è l'efficacia dell'espediente utilizzato, al fine del significato e del messaggio, emozionale o meno che sia. Tutto qui.

In generale, un lettore che sezioni uno scritto si toglie innanzitutto il piacere di leggere senza pregiudizio. Il piacere di una lettura libera sparisce ogni volta che si sia prevenuti da pensieri come: questa tecnica non si usa, non lo fanno più da duecento anni; questa tecnica è obsoleta; questa cosa non si fa, lo hanno stabilito Tizio e Caio, e così via.

Via libera dunque all'utilizzo del sogno, se efficace al fine che ci si è proposti con una specifica narrazione.




AI LETTORI

Gentili lettori,
ringrazio innanzitutto le persone che mi hanno scritto tramite il modulo del blog.
Vi ricordo che per essere ricontattati dovete indicare un recapito telefonico, la vostra esigenza, e in che modo pensate io possa aiutarvi, specificamente: per che tipo di scritto avete bisogno di aiuto, i temi da trattare, per quale scopo... Meglio vi spiegate e meglio è.
Per ogni ulteriore precisazione leggete la pagina dei contatti.


GRAZIE

mercoledì 16 aprile 2014

CORSI, SEMINARI e lezioni: novità.

Gentili lettori...

È finalmente pronto il materiale relativo alle nuove lezioni per il CORSO-SEMINARIO breve di CREATIVITÀ.

Utile per:

1)scrittura e ideazione;

2)favorire il talento e per i percorsi personali creativi per:
a) espansione;
b) progetto-realizzazione;

3)per un arricchimento personale e per una maggior creatività e divertimento nel lavoro e nelle attività del tempo libero.

Al momento potete scegliere tra il corso che consta di 5 lezioni o quello composto da 10 lezioni; entrambi sono rivolti a quelle strutture come:
scuole,
associazioni,
librerie
situate nella mia zona di residenza e che si occupano o sono interessate ai temi relativi al corso stesso.

Si lavora con piccoli gruppi o singoli. I seminari sono ovviamente rivolti a più persone.

Per contatti o progetti si prega di scrivermi tramite l'apposito modulo indicando cortesemente chi siete, l'esigenza e un recapito telefonico (indispensabile). Potete anche lasciare un commento: i vostri dati non saranno ovviamente pubblicati.


Grazie per la vostra attenzione!

lunedì 14 aprile 2014

TRA e FRA



Ultima lezioncina sulle preposizioni e i complementi che queste introducono.

Le preposizioni tra e fra introducono i seguenti complementi.

Stato in luogo: Si trova tra i due palazzi.
Moto a luogo: Arriverà tra noi non prima di domani.
Distanza: Saremo a Milano fra 50 km.
Modo/maniera: Sentenziò la frase incriminata fra i denti.
Rapporto: Il colloquio avvenne tra loro soli; non c'era nessun altro lì.
Tempo: Te lo dirò fra un mese, se ho intenzione di andare a Roma.
              Tra un po' ti spedisco il pacco.

lunedì 17 marzo 2014

INDIRIZZI DI STILE


Voi indirizzate uno stile o uno stile indirizza voi?
Sono possibili e desiderabili tutt'e due le opzioni.
Mi spiego.
Sappiamo che si deve scrivere in diversi stili a seconda del tipo di scritto e del destinatario. Poi, è anche vero che ognuno ha il suo stile preferito che lo caratterizza.
La prima domanda da porsi è: quando siete voi a indirizzare uno stile?
Quando decidete di cosa parlare dovete anche decidere come farlo.

Esempi.
Per un romanzo ambientato nella Francia del 1600 dovrete pensare ad uno stile congruo, che sarà molto diverso da quello adatto a un racconto utopico. Questo si capisce facilmente.
Se scrivete un saggio divulgativo il vostro stile dovrà essere chiaro, informativo, adottando un registro medio (vedi registri linguistici): uno stile completamente diverso da quelli degli altri due esempi.
Certamente la vostra impronta, se ne avete una, si potrà avvertire in tutti gli stili che vi troverete ad adottare, a seconda degli scopi dell'opera da produrre.
Potreste voler utilizzare o creare uno stile composito, uno stile mutante, o un insieme di stili, per stupire prima di tutto voi stessi e poi gli altri.

Quando uno stile indirizza voi, invece?
Uno o più stili si formano col tempo e l'esperienza, maturando dai germi che possono essere: le letture fatte nel tempo, comprese quelle formative dell'infanzia e della giovinezza, gli incontri felici e infelici con la scrittura, propria e altrui, i libri che hanno segnato un periodo importante della vita, gli autori che avete amato oppure odiato; tutte queste cose influiscono e segnano e contribuiscono a formare uno stile o più stili. I vostri e di nessun altro ( a meno che voi non siate uniformati a quelli di qualcun altro).
A un certo punto della vita avrete, o avrete avuto, delle preferenze di scrittura, espressive e/o comunicative: è lo stile che vi indirizza verso ciò che (ora ve ne rendete conto) “voi” preferite.
Questo potrebbe portarvi di prepotenza verso la narrativa, pure verso un genere ben preciso; oppure verso la saggistica; oppure verso altre forme di espressione artistica come la satira, il teatro, la poesia che può diventare canzone... Chissà.

Cosa vi porta a uno stile?
Cosa decidete voi a proposito di stile?


venerdì 7 marzo 2014

Complementi introdotti dalle preposizioni "con" e "su"

Oggi vi presento i complementi introdotti dalle preposizioni con e su, e dalle loro forme articolate.

CON
Col suo raffreddore non riusciva a respirare bene (compl. di causa).
Non era proprio il caso di uscire con quella gamba che gli faceva male. (c. di limitazione).
Potemmo raggiungerli con la bicicletta. (c. di mezzo).
Gli parlava con spavalderia, il maleducato. (c. di modo).
Si tratta di Luigi, quel bel tipo con i capelli neri. (c. di qualità).
Aveva pensato bene di parlarne con tutti gli amici. (c. di rapporto).
Era chiaro che non amava essere in contatto con loro ( “).
Alla riunione scolastica vieni con mamma e papà (c. di unione).

SU
Quel libro sugli animali mi è piaciuto. (c. di argomento).
A quel tempo avrà avuto sui trent'anni. (c. di età).
Per raggiungere quella località, dovrai ancora percorrere sui cinquanta km. (c. di misura).
Si va a mangiare lì solo su prenotazione. (c. di modo).
Si arrampicò sul terrazzo per riparare l'antenna: a quel punto gli dissi di stare attento! (c. di moto a luogo).
Il prosciutto che ho affettato è sui 150 grammi: lascio? (c. di peso).
Ho pagato quella borsa sui 20 euro: un affare! (c. di prezzo).
La villa di Giancarlo dà direttamente sul mare: è bellissima. (c. di stato in luogo).
Penso che il totale del peso possa aggirarsi sui 4 q.li. (c. di stima).
Se ne è andato sulla fine dell'estate e non è tornato più. (c. di tempo determinato).



giovedì 27 febbraio 2014

RITMO NARRATIVO


Un breve post sul ritmo narrativo.
Già ne avevo parlato nell'articolo Il ritmo in una storia.
In linea di massima, nella lettura di un romanzo o di narrativa in generale, possiamo utilizzare vari ritmi che vanno dalla grande lentezza alla concitazione (ritmo rapidissimo).
A seconda delle sequenze narrative, in uno stesso romanzo possiamo trovare anche tutte le sfumature di ritmo che stanno tra i due estremi citati, e questo a seconda dell'effetto voluto.
In un ritmo lento potremmo percepire assenza di fretta, noia e altro sentire che è caratterizzato a volte da pesantezza e forse anche da immobilità, al limite.
In un ritmo concitato avvertiamo invece l'urgenza, la fretta, e possiamo adattarlo al nostro scritto a seconda se vogliamo risvegliare paura, fino al terrore, o altra urgenza, come quando stiamo per perdere l'aereo o per mancare a un appuntamento importante o addirittura vitale.

Quali sono le tecniche da adottare per attivare nel lettore due modi di sentire tanto diversi? 
La cosa non è così semplice, tuttavia, aiuta sapere che...

Per ottenere un effetto di rapidità le frasi dovrebbero essere:
  • brevi e scarne, appunto rapide e in un certo modo definitive, lapidarie;
  • indipendenti oppure legate ad altre frasi altrettanto corte e veloci con semplici congiunzioni o virgole;
  • caratterizzate da verbi e immagini che indicano rapidità: così possiamo dare il senso della velocità, dell'urgenza, della fretta, della concitazione, dell'affanno, ecc.

Per ottenere un effetto di lentezza le frasi dovrebbero essere:
  • complesse e articolate;
  • con dipendenti;
  • con punteggiatura anch'essa più articolata.
  • con verbi e, in generale, immagini che si associano e sono in relazione con la lentezza, la calma, l'immobilità, e simili concetti-caratteristiche: tutto questo aiuta a creare il ritmo pacato che ci interessa.


Quali tecniche usate voi per evidenziare un particolare ritmo nelle vostre narrazioni?