mercoledì 27 maggio 2015

FAMOSI



Volete diventare scrittori famosi? Intanto dovete chiarire a voi stessi di quale campo della scrittura desiderate occuparvi: saggistica, narrativa, scritti per internet...

Altro?

Come fare?

Intanto non sperate di avere successo duraturo sparando quattro cazzate sul vostro presunto talento. Se non siete bravi e onesti nel perseguire la qualità è difficile che il successo alla fine vi paghi, in denaro e come persone.

Cercate quindi sempre di migliorare nel campo che vi siete scelti.

Prima però dovete spaziare in più ambiti, per avere per voi una preparazione di base che vi permetta di risolvere problemi dove si presentano, di trovare escamotages, di avere un piano di riserva all'occorrenza. Se siete solo in grado di sparare cazzate, prima o poi vi autopunirete con lo sparire dalla circolazione da soli. Se invece avete comunque talento, un insuccesso non farà che rafforzarvi e anche altri se ne accorgeranno, sempre che il parere altrui vi importi. Se spaziate, prima o poi capirete in modo preciso se siete più capaci per esempio in narrativa o nella saggistica.

Dunque cercate sempre la qualità in tutto, prima di tutto come persone. Perché, sappiatelo, la corda si mostra sempre, dovunque crediate di potervi andare a nascondere. Si mostra a voi stessi, rendendovi esattamente del valore che siete.

Per diventare famosi occorrono molti aiuti: il primo lo date a voi stessi, cercando il meglio; quello che per voi è il meglio.

Poi un aiuto, come un team di esperti che vi diano una mano nella vostra attività con consigli pratici dal punto di vista realizzativo, anche fiscale e simili è indispensabile. È importante: una carriera non si improvvisa. Perciò, se avete fatto qualche errore di valutazione nel passato, curate di non farne più. E agite diversamente per il futuro, rispondendo adeguatamente alle sfide.

Siate originali, magari rivolgetevi ad una nicchia. Fate le cose diversamente dagli altri. Seguire la massa non vi darà la marcia in più che vi manca.

Fate le cose meglio degli altri. Oppure fatele peggio.

Ma cosa ci consigli? Di fare le cose peggio? Perché???

In realtà l'affermazione era una provocazione, anche se per diventare famoso qualcuno si basa proprio sul peggio. A ognuno le sue decisioni.

Un modo originale per diventare famosi potrebbe essere quello di scrivere un romanzo pessimo sotto quasi tutti i punti di vista per poi fare scoprire al pubblico che l'autore è invece bravo e originale. Che ve ne pare di questa soluzione?

Qualcuno potrebbe pensare di farlo!




Poi... Pubblicizzate il meglio (o il peggio). Servitevi di mezzi che avvicinano la massa, ma anche di pubblicità mirata. Servitevi di qualcuno che non vede l'ora di pubblicizzare il vostro peggio: potrebbe farvi un favore. Poi... voi avete già in mente come rigirarlo a vostro favore.

 A qualcuno potrebbe venire in mente di utilizzare questo sistema...




Selezionate accuratamente cosa fare e cosa evitare nella vostra strategia.




Man mano che vi sentite di guadagnare terreno e di avere aggiunto punti alla vostra raccolta “il successo” dovete mantenere la posizione, stabilizzarla prima di fare altri passi nel progetto.

Il vostro progetto è andato male? Voi che siete di successo come persone avete di sicuro almeno un altro piano che riguarda qualche vostra altra grande passione o un altro talento. Se avete più di un talento siete favoriti e potete mandare a... quel paese tutto quel che ad altri potrebbe creare seri problemi. Ma voi non siete uno qualsiasi, siete già persone di successo. Che mandano al diavolo le cose che non vanno e proseguono. Siete pericolosi per qualcuno, dei “grandi” per altri.




Non vi basate sul nulla. Non vi basate solo sul vociare. Quelle sono basi di un castello di sabbia. Chi si basa sul nulla e solo sul fare casino e basta si distrugge da solo. E rimane solo. Voi abbiate le basi e progetti alternativi, sempre.

Cercate tra le vostre conoscenze qualcuno che possa darvi consiglio nel campo della notorietà. Conoscete qualcuno che sia famoso? Non per farvi raccomandare, ma per i preziosi insegnamenti che egli stesso ha tratto dal suo percorso e dalla sua esperienza verso il successo.



mercoledì 13 maggio 2015

Scrivere racconti


 
Forse avrete già letto i post sul racconto (vedi più in basso i link).
Scrivere racconti può essere un buon esercizio per affrontare in seguito un romanzo, tuttavia non bisogna considerarlo solo in funzione di questo.
Un racconto può essere più valido di un romanzo scialbo.
È sempre buona norma scrivere un racconto che così com'è risulta efficace piuttosto che trasformare l'idea che sta dietro a esso in un romanzo lungo e insipido.
Quali sono i racconti che ci piacciono? Analizzarli ci fa capire quali sono i nostri gusti, ma ci dice poco del reale e intrinseco valore dello stesso, a meno che non siamo molto esperti.
Se siamo studiosi di analisi del racconto e ne abbiamo scritti e pubblicati a nostra volta, possiamo comprendere meglio i meccanismi narrativi e le difficoltà che stanno dietro al lavoro.
Se conosciamo le tecniche narrative in uso ma non siamo capaci di vedere oltre a esse, ci precludiamo nuove strade, potremmo perderci qualcosa. Sicuramente perdiamo una nostra espansione. Mai essere chiusi a forme espressive solo perché non le capiamo, non le conosciamo o desideriamo seguire pedissequamente tecniche che magari ora sono attuali ma che non sono esistite da sempre e che forse non esisteranno più in futuro, soppiantate dal nuovo. 
 
 
Come leggere un racconto?
Come scriverlo?
Dipende. Valutate sempre l'insieme, lo scopo e il senso; gli aspetti palesi e quelli velati. L'efficacia dell'insieme. Esso risponde a quello che volevate?
Più siete aperti e meglio scrivete il vostro racconto.


Potete leggere altri articoli sul racconto qui sotto.
Quanti ne avete fatti leggere ad altri?
Quanti ne avete pubblicati?
Vi soddisfano?
Cosa ritenete che manchi?
Siete capaci di valutare pregi e difetti del vostro racconto? Da quali basi partite per considerate il valore del vostro scritto?


martedì 5 maggio 2015

SCRIVERE SAGGI





Oggi vi propongo un articolo generico su come fare.

Abbiamo parlato molte volte di come si scrive un saggio ma l'argomento è vasto e affascinante.

Oggi accenneremo qualcosa sul perché scriverli.

Come ormai sapete preferisco la saggistica, sia da leggere sia da scrivere perché la sento nelle mie corde, certamente più della narrativa.

Scrivere molti articoli aiuta a capire quali sono le problematiche nel trattare questi argomenti da esperti.

Come ebbi occasione di dire in un vecchio post, mentre si scrive per spiegare ad altri si impara. Dunque non si finisce mai di apprendere, lo sappiamo.

Per fare un buon lavoro in questo campo bisogna informarsi da fonti certe e verificate e confrontare le varie informazioni ascoltando varie campane. Non sempre infatti le prime nozioni che apprendiamo sono complete o giuste o inconfutabili: a volte ce ne accorgiamo consultando internet, per esempio, o articoli/testi di dubbia provenienza che si basano su notizie di cui non siamo sicuri.

Dunque le fonti devono essere certe, verificate, non di parte.



Come trattare un argomento?

Lo si può trattare superficialmente: allora ne faremo un sunto e lo proporremmo per punti essenziali trattati in modo stringato.



Lo si può trattare in modo che risulti di media difficoltà per chi scrive e per chi legge: in questo modo vengono esposti molti manuali fruibili da un pubblico di cultura media.



Lo si può trattare in modo approfondito e sviscerarne tutti o quasi gli aspetti, studiando a lungo e con grande attenzione, utilizzando una gran mole di materiali. Forse il vostro pubblico si ridurrà un po' ma forse voi sarete più soddisfatti... di aver creato un lavoro di pregio e di valore.



Se però, dopo tutto questo, volete anche essere originali e proporre un argomento in modo nuovo, dovete essere voi originali. Solo così potrete inventare il nuovo: non c'è altro sistema.



Perché scrivere saggi?

Per approfondire voi stessi argomenti. Per chiarire a voi stessi quanto ne sapete, su un certo tema.

Per divertirvi a spaziare.

Per creare nuove connessioni neuronali.

Per sentir nascere in se stessi la voglia di espandersi attraverso la conoscenza.



Qualche pensiero?


lunedì 4 maggio 2015

Perché leggi il mio blog?


 

Ci ho pensato...

In questo periodo ci sono stati pochi articoli. Dunque perché continui a leggere il mio blog? Lascia perdere il fatto se commenti o meno...

IPOTESI SERIE E SEMISERIE

Ti piace (se non ti piacesse non verresti qui a perdere tempo).

Ti è utile (se non lo fosse, andresti altrove).

Trovi informazioni e idee che ti interessano. Quanto? Quanto spesso vieni qui è una buona indicazione del tuo palese interesse.

Giudichi piacevole la lettura. Se non fosse piacevole, andresti al mare o in montagna invece di leggere qui.

Potresti fare qualcos'altro in effetti, ma vieni a leggere qui perché non ne puoi fare a meno.

Continui a leggere anche se non ci sono nuovi articoli perché ad ogni nuova lettura trovi cose che non avevi notato prima.

Sei una spia (ma qui non c'è niente di interessante per te!).

Temi i miei nuovi articoli.

In fondo ti mancano nuovi articoli ma non hai il coraggio di dirlo.

Ti piacciono da morire i miei articoli.

Non ti piacciono i miei articoli ma sei masochista.

In ogni caso sei pigro perché non commenti... Pazienza.




Fammi sapere se appartieni a un'altra categoria... :)






domenica 26 aprile 2015

SAGGISTICA: documentazione e bibliografia


 

Abbiamo già parlato del saggio in varie occasioni. 
Sapete già che per scrivere un saggio non è necessaria la conoscenza delle tecniche letterarie narrative, è sufficiente uno stile gradevole, attraente. La conoscenza grammaticale deve essere impeccabile, però, e lo stile chiaro ed efficace. Qui l'informazione la fa da padrona.
Non è facile dedicarsi a questo genere: lo sa chi se ne occupa.
Per scrivere un saggio sono necessarie conoscenze approfondite, anche se sono diverse da quelle utili per la narrativa.
 
Qui sotto trovate altre informazioni utili, se vi interessa l'argomento.
 
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Sia che dobbiamo scrivere un saggio divulgativo, dunque rivolto al gran pubblico, per spiegare e illustrare un argomento, sia che il testo debba invece essere dedicato a un pubblico più di nicchia (esempio: un saggio che illustra una nuova scoperta scientifica), dobbiamo documentarci il più possibile. Ricordiamo che un saggio argomentativo deve convincere il lettore della bontà della tesi esposta.



Una volta stabilita la tesi e il punto dal quale vogliamo affrontarla, dovremo cominciare a cercare la documentazione che ci serve.

Questa sarà composta da testi che trattano dell'argomento, degli studi che già sono stati pubblicati, articoli, materiale su internet, da dati e fatti, principi che sono condivisi dai più.

Per quel che riguarda le informazioni da internet, si raccomanda di utilizzare quelle di siti ufficiali e che godono della fama di essere validi. Citare sempre la fonte di internet col link e l'ultimo aggiornamento.

Sarà utile avere tutti i materiali per poter avere una visione di insieme su tutto l'argomento, quindi anche i testi che affrontano il tema nei suoi presupposti, ma anche nelle eventuali conseguenze.

Sarà anche utile considerare le opinioni altrui, ma solo quelle che ormai sono date per scontate, magari proprio per portare argomenti diversi o che arricchiscono queste opinioni.

Usando i vari testi e materiali, di volta in volta segnate i dati necessari per la bibliografia che andrete a scrivere in fondo al libro. La bibliografia non è obbligatoria, ma consigliata nelle tesi, per esempio, dove l'opera potrebbe anche essere tutta frutto del lavoro e dell'esperienza di chi scrive. Se non è così, tenete traccia dei testi usati e scriveteli assolutamente: il lavoro degli altri va riconosciuto e citato se vi ha ispirato e se avete preso suggerimenti da quello. Nei saggi scientifici o che sono comunque rivolti a un pubblico specifico e che trattano temi per cui le dimostrazione rigorosa è obbligo, la bibliografia è indispensabile.

Gli argomenti considerati siano trattati secondo l'aspetto pratico (fatti, eventi, dati certi, risultati), logico (rapporto di causa-effetto, relazionare, processi induttivi o deduttivi) e psicologico (argomenti che sono universalmente validi o accettati per principio di autorità). Questi aspetti si possono tenere separati, ma io penso sia più interessante che si intreccino tra loro.



Un esempio.

Devo scrivere un libro sul potere del pensiero. Decido il punto di vista originale con il quale voglio affrontare questo tema e come più o meno lo vorrò svolgere (capitoli e titoli).

Mi procuro testi di fisica, di fisica quantistica, di metafisica, di filosofia; libri che abbiano già parlato di questo argomento.

A seconda del punto di vista della tesi, metto in evidenza in un taccuino i passi interessanti. Ogni volta che uso un testo, me lo segno. Rielaboro completamente quello che c'è scritto, secondo il mio stile e mischiando molti altri elementi e altri dati e concetti di altri testi. Per ogni libro che ho usato al mio scopo, mi segno i dati relativi.

Considero utile tenere i testi usati in una pila apposita e quelli ancora da visionare in un'altra: non è detto che utilizzerò tutti i testi che da principio mi erano sembrati interessanti per la mia tesi.



Bibliografia.

Indicate fin dall'inizio della prima stesura i testi scritti e gli e-book, i documenti presi da internet, gli articoli prelevati da riviste, le eventuali conversazioni personali avute con esperti di settore. Indicate da dove avete preso le eventuali immagini utilizzate per il libro. Per le indicazioni su come fare una bibliografia, online ci sono diverse fonti utili, tra cui: la voce di Wikipedia “Aiuto: bibliografia”.
 
Scrivete saggi?
Vi sentite di scriverne uno?







martedì 3 marzo 2015

ARGOMENTARE o DIMOSTRARE?



Sono due cose diverse.

Andiamo con ordine.
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L'argomentazione presenta elementi a sostegno di una nostra tesi, che andiamo a illustrare e anche a difendere.
 
La dimostrazione vuol stabilire dei fondamenti con prove: le conclusioni a cui essa giunge devono essere supportate da queste ultime.
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Dunque l'argomentazione dà voce alla propria tesi, al proprio punto di vista.

Una tesi di laurea di saggistica, un'opinione o un'arringa dell'avvocato sono argomentazioni.

Argomentare significa persuadere e convincere altri della bontà e veridicità di una tesi proposta.

Inizialmente dovremo quindi individuare il tema, come svolgerlo, a chi è rivolto il nostro testo: quest'ultima cosa ci permette di scegliere il linguaggio e il registro da adottare, a seconda che il testo sia divulgativo o specialistico, per esempio.

L'argomentazione spesso segue una struttura che dà spazio al nostro testo, permettendo di snocciolare i vari punti con metodo.

La struttura segue una falsariga come questa: tesi, elementi a favore di questa; antitesi, elementi a favore di quest'ultima. Seguire quest'ordine non è legge ma aiuta a organizzare il tema e il pensiero su quello.

In un'argomentazione bisogna stabilire il tema e focalizzarlo; raccogliere i materiali che servono, come testi, link, statistiche, studi in generale, opinioni ampiamente condivise...

In fase di prima stesura faremo delle premesse come cause o origine del tema da proporre, per esempio.

Spiegheremo chiaramente queste cause e anche conseguenze relative al tema.

Includeremo le opinioni più diffuse e condivise sul nostro tema; inseriremo anche quelle accettate come vere, con una certa validità e riscontro (i valori condivisi): possiamo qui inserire argomenti di carattere psicologico.

Svolgiamo il tutto con ragionamenti logici, utilizzando fatti concreti e argomenti che coinvolgono l'aspetto psicologico per convincere della bontà della tesi.

Potremmo sviscerare il testo partendo dagli argomenti meno importanti/deboli, per poi andare in crescendo spiegando argomenti più importanti/forti. Ma questa è solo una opzione di svolgimento. Si può anche scrivere fondendo le varie tematiche con uno stile più discorsivo (se non è un testo specialistico), seppur comprendente tutti gli elementi che caratterizzano la stesura di questo tipo di testo.

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Dimostrare.

La dimostrazione è una cosa diversa.

Essa non difende un punto di vista opinabile, come una tesi personale o un parere;
 
non ha bisogno di argomenti a favore che possano essere confutati, ma di prove certe e incontrovertibili.
 
Le sue affermazioni non possono essere revocate (viste le prove).

Si può dimostrare senza fare grandi discorsi, anzi, il più delle volte una dimostrazione è fatta con poche parole, asettiche, impersonali, essenziali proprio perché, avvalendosi dell'evidenza dei fatti, quelli sono già sufficienti.
 
Il linguaggio è, dunque spesso semplice, espresso con brevità sostanziale.
 
I criteri su cui si basa la dimostrazione sono quelli di validità e di correttezza delle prove portate.



Avete esperienza dei due tipi di testo?

mercoledì 25 febbraio 2015

Lucia Donati: il blog su Libreriamo

Invito tutti a leggere il mio blog sul sito "Libreriamo".
Ringrazio vivamente la redazione per il benvenuto che mi ha dato su facebook!
Sono molto contenta della nuova collaborazione. 
Gli articoli verteranno sul tema "consigli utili per la scrittura".

Di sicuro conoscete il sito Libreriamo che propone varie rubriche e iniziative interessanti.

Che aggiungere? Buona lettura a tutti!