sabato 24 gennaio 2015

5 passi per lo scrittore



(L’evoluzione dello scrittore)

Da cosa si può vedere il tipo di evoluzione di uno scrittore?

Si capisce facilmente che come punto di riferimento bisogna prendere il momento presente e considerarlo rispetto al passato.

Un importante fattore di crescita è denotato dalla buona fede dello scrittore: ognuno fa il possibile ma nessuno sarà mai perfetto in questa vita.

Il mutamento è vita: prendete il momento presente e paragonatelo al passato e vedrete facilmente la differenza.

La famosa storia dei due monaci zen nella quale uno dei due non riesce a non pensare alla donna che aveva trasportato dall’altra parte del fiume ormai da un po’ è un tipico esempio di attaccamento alle cose del passato. L’attaccamento ad un’idea del passato è piombo e fa sentire di piombo chi continua a insistere su quella.

Dunque libertà dal passato. Lo scrittore, come qualunque altro artista, segue la creatività e, dunque, deve mutare ed essere in qualche modo imprendibile.

Uno scrittore che non procede verso un suo personale cambiamento in meglio può anche essere contento di ciò che è e che ha raggiunto, anche se io non credo che ci si debba accontentare. Ma ognuno si porti addosso il proprio piombo che lo incatena esattamente dove lui decide.

Parlando di cambiamenti, io non scrivo certo come scrivevo tanti anni fa. Chi mi segue lo sa. Ma non voglio essere io a parlare: se volete, leggete le recensioni sui miei scritti e i miei articoli (ne state appena leggendo uno, in fondo J ).

Per notare l’evoluzione di uno scrittore bisogna dunque paragonare il presente al passato e tirare le somme. Chi guarda solo al passato è in grave errore: incatena se stesso al concetto di errore.

Un fattore fondamentale che devo rilevare in questo discorso è la buonafede. Lo dico di nuovo perché è importantissimo. La buonafede dello scrittore deve essere in sé stesso e nei confronti di altri colleghi. 
 
Lo scrittore si piace? Questa è una questione fondamentale. Deve saper distinguere le influenze-critiche o valutazioni esterne dal suo giudizio personale che è fondamentale preservare. Si tratta della sicurezza in sé stessi che deve essere integra. Poi si può sbagliare e riconoscerlo, si può ricevere una critica ingiusta e passarci sopra. Se lo scrittore rimane integro, non è un suo problema tutto quel che gira intorno. Se lo scrittore rimane integro è segno di grande carattere e forza personale.  Che nel tempo crescerà sempre più.
La domanda più importante è dunque se lo scrittore si piace. Risulta chiaro che egli non è perfetto, ma, come tutti, in continuo cambiamento. Solo i morti restano dove sono.


L’evoluzione personale non è disgiunta da quella professionale.
Ritorno a dire ancora una volta che in questo la buonafede è fondamentale: verso sé stessi e che poi si riversa verso l’esterno. C’è una grande differenza tra che agisce in buona fede e può sbagliare, magari, e chi agisce in malafede.

Chi ricerca la qualità ed è convinto di quel che cerca di fare e tende verso di essa, è onesto con sé stesso e quindi con gli altri; è onesto nella ricerca e nel risultato, sebbene quest’ultimo possa non essere eccelso: non importa. Questa è una persona onesta e in buona fede. Il resto segue. Il resto lascia il tempo e l’importanza che merita e che la persona intelligente che vede da fuori sa capire.

La parola d’ordine è la ricerca della qualità, da perseguirsi onestamente. Non c’è altro. La qualità è connessa al bene e a fare per bene. Tutto quello che non è “fare bene e per bene” non è qualità. Questo anche in senso più ampio.

Lo scrittore, come chiunque, parte dal Via, in questo percorso a tappe. Deve curare e correggere le proprie basi ma è un percorso che non finisce mai. Deve certo cercare di far meglio, non l’impossibile, non la perfezione, che non esiste. L’ossessione della perfezione non dovrebbe toccare l’artista. Se c’è questa ossessione la tendenza al miglioramento è in qualche modo meno fluida: così la vedo io. Pensateci: non è così?

La bellezza di questa ricerca, onesta, caratterizza un percorso certo non facile, ma è sicuramente un buon percorso.

Solo se voi siete in buonafede con voi stessi e con gli altri riuscirete a riconoscere la qualità dove essa si trova e, così, riconoscendola e trovandola, finalmente, anche in voi stessi. Intravvedere oppure no la qualità nascosta, rivela a voi stessi la vostra originalità e, in definitiva, il vostro “essere scrittori” e dove state andando.





Lo scrittore non sfida veramente gli altri, ma sé stesso, a fare meglio.



Quali sono le 5 parole, dunque?


Qualità e onestà (che io metto insieme, come un solo concetto).

Non attaccamento (al passato), che aiuta la fluidità.

Basi.

Ricerca.

Perfezionamento.



 

Il tuo pensiero?


venerdì 23 gennaio 2015

Nuova intervista del Blog Mostra Talenti (13)

Cari amici, oggi trovate una nuova intervista nel Blog Mostra Talenti.
Ho posto alcune domande ad Alessandra Spisni, collaboratrice della nota trasmissione La  Prova del Cuoco con una sua rubrica. Trovate l'intervista a questo indirizzo.
Buona lettura!

sabato 17 gennaio 2015

Nuova intervista sul Blog Mostra Talenti (12)

Cari lettori, una nuova intervista sul Blog Mostra Talenti.
Oggi ci interessiamo di Elisa Elena Carollo e della sua passione per il teatro.
Elisa gestisce il blog Drama Queen.
 
Qui trovate l'intervista.

venerdì 16 gennaio 2015

Come preparare le domande per un'intervista?


 






PRIMA PARTE
Come molti di voi sapranno, spesso mi capita di intervistare personaggi per il mio Blog Mostra Talenti.


Come preparare domande efficaci e stimolanti?
Sembra facile, ma dovete metterci del vostro.

Spesso è proprio la domanda giusta che stimola in chi risponde una risposta interessante.

Si tratta di un connubio tra chi chiede e chi risponde. Di mezzo c’è la riflessione che la domanda specifica ha stimolato.

Certo, le risposte in ogni caso potranno essere interessanti ma… c’è una differenza tra domande “a caso“, “domande generiche” e domande mirate.


Un esempio.
1) Raccontami i tuoi esordi letterari.

2) Qual è stato lo stimolo ad iniziare la tua carriera letteraria?


Nella prima domanda la persona che risponde potrebbe rimanere a pensare: da dove comincio?
Nella seconda questione ci sono due vantaggi anche se non sembrano evidenti: si divide la domanda generica e si possono sviluppare più punti di vista della stessa (“qual è lo stimolo iniziale” è un particolare solo, un aspetto della domanda generica).
Nel secondo esempio espandiamo il tema “stimolo iniziale” e lo andiamo a studiare più approfonditamente, focalizzandolo.


L’originalità di un intervistatore si vede dalla creatività nel porre le domande, lo avete capito.



Riprendendo il nostro discorso, ecco che di una sola domanda, per di più generica e con poco mordente, possiamo sfiorare più temi.




Dove trovare i temi/particolari?
Questo è il vostro lavoro. Sappiate che saranno necessarie attenzione, ricerca, capacità di capire gli argomenti di cui è bene parlare, quelli efficaci, d’interesse, stimolanti discussioni o riflessioni.




SECONDA PARTE

Lo scopo.


Questa parte viene per prima.

Perché allora metterla alla fine?

Si tratta di stile, di originalità, di bizzarria dell’autrice del post, di necessità?

La metto qui perché le cose dette per ultime si ricordano meglio. Anche questa è una tattica che potreste utilizzare nelle vostre interviste…

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La parte da cui dovete iniziare a stabilire quale domande porre è: stabilire lo scopo dell’intervista.
Pubblicità?
Informazione?
L’intervista vuol far rilevare alcuni aspetti particolari?
Dovete utilizzare le risposte per scrivere successivamente una biografia?


Spesso non ci si rende conto che la domanda mirata e originale è parte fondamentale di una buona intervista, quando chi legge guarda solo le risposte e non l’insieme. Questo è dovuto al fatto che la nostra visione è spesso solo parziale.



La buona domanda+ la buona risposta= intervista di qualità.











Che ne pensate?

mercoledì 14 gennaio 2015

sabato 10 gennaio 2015

Blog Mostra Talenti: novità

Cari lettori,
ho il piacere di invitarvi di nuovo a leggere l'altro mio blog!
Infatti il Blog Mostra Talenti riprende la sua attività, con altre interviste e...

Leggete subito l'intervista di oggi a Chiara Solerio, blogger di Appunti a margine.
Buona lettura!

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Avete perso il post sulla  virgola?
Potete sempre recuperare!
 

mercoledì 7 gennaio 2015

La descrizione letteraria

Abbiamo già visto cosa sia la descrizione, specificamente come tipo di testo non creativo.
Vi ricordo i link: Cos'è una descrizione e come si fa 
Descrivere: come fare 

Si tratta di un argomento molto cercato in questo blog. Ora consideriamo insieme come arricchire e rendere una descrizione “letteraria“. Vediamo come trasformare una descrizione fredda in una creativo-artistica. Meglio, cerchiamo di creare qualcosa o qualcuno vedendolo con l’occhio letterario.
A questo proposito leggete anche Descrivere nel romanzo.
 

Se dovete scrivere un racconto letterario (perché ce ne sono di non letterari: vedi questo articolo) dovete coinvolgere il lettore.
Spesso si usa scrivere degli “effetti” o del sentire prodotti dall’oggetto della nostra descrizione per comunicare pregnanza ed efficacia al lettore.


Così…


Una porta che si chiude | indica che qualcuno è appena uscito (informazioni tramite l’effetto).



Neve nell’ingresso | ci dice che qualcuno è venuto da fuori e che all'esterno c’è la neve.



Una particolare luce negli occhi | rivela un sentimento (Quale? Dipende dalla luce).



Nere nubi minacciose | possono essere metafora di un’idea o di un presagio oscuri.



E così via.



Metafore e immagini mentali ci aiutano così a costruire la descrizione creando letteratura. Ma non è così semplice. Se lo fosse non sarebbe divertente. Vi dirò: scrivere racconti dovrebbe divertirci, altrimenti perché lo facciamo? Non ci sarebbe passione né vita nel nostro scrivere.



Quindi vi consiglio:
  • Utilizzate particolari per indicare il tutto.
  • Create immagini suggestive.
  • Mostrate con i cinque sensi.
  • Suggerite (siate suggestivi).
  • Usate i concetti.
  • Fate in modo di creare attesa e aspettative.
  • “Siate” un punto di vista.
  • Rendete più grande o più piccolo (rispettivamente se volete far notare di più o sminuire).
  • Create il senso di una presenza o assenza.
  • Cercate un significato (che senso ha il barattolo su quel tavolo?).
  • Parlate di cose o di situazioni ma per far capire un carattere di un personaggio o le emozioni-sentimenti che egli suscita.
  • Elencate per spiegare successioni di fatti o aspetti caratteriali.
  • Usate gli opposti.
  • Fate paragoni.
  • Capovolgete (situazioni, significati...).


Tutto questo a meno che non vogliate voi essere banali (per far sentire la banalità al lettore) o essenziali o cerchiate altri effetti: in questo caso è il vostro stile, il vostro scopo.




Come create voi immagini efficaci?

Quali tecniche usate?

Cosa preferite?

Esplorate campi nuovi o andate “sul sicuro”?