martedì 3 marzo 2015

ARGOMENTARE o DIMOSTRARE?



Sono due cose diverse.

Andiamo con ordine.
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L'argomentazione presenta elementi a sostegno di una nostra tesi, che andiamo a illustrare e anche a difendere.
 
La dimostrazione vuol stabilire dei fondamenti con prove: le conclusioni a cui essa giunge devono essere supportate da queste ultime.
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Dunque l'argomentazione dà voce alla propria tesi, al proprio punto di vista.

Una tesi di laurea di saggistica, un'opinione o un'arringa dell'avvocato sono argomentazioni.

Argomentare significa persuadere e convincere altri della bontà e veridicità di una tesi proposta.

Inizialmente dovremo quindi individuare il tema, come svolgerlo, a chi è rivolto il nostro testo: quest'ultima cosa ci permette di scegliere il linguaggio e il registro da adottare, a seconda che il testo sia divulgativo o specialistico, per esempio.

L'argomentazione spesso segue una struttura che dà spazio al nostro testo, permettendo di snocciolare i vari punti con metodo.

La struttura segue una falsariga come questa: tesi, elementi a favore di questa; antitesi, elementi a favore di quest'ultima. Seguire quest'ordine non è legge ma aiuta a organizzare il tema e il pensiero su quello.

In un'argomentazione bisogna stabilire il tema e focalizzarlo; raccogliere i materiali che servono, come testi, link, statistiche, studi in generale, opinioni ampiamente condivise...

In fase di prima stesura faremo delle premesse come cause o origine del tema da proporre, per esempio.

Spiegheremo chiaramente queste cause e anche conseguenze relative al tema.

Includeremo le opinioni più diffuse e condivise sul nostro tema; inseriremo anche quelle accettate come vere, con una certa validità e riscontro (i valori condivisi): possiamo qui inserire argomenti di carattere psicologico.

Svolgiamo il tutto con ragionamenti logici, utilizzando fatti concreti e argomenti che coinvolgono l'aspetto psicologico per convincere della bontà della tesi.

Potremmo sviscerare il testo partendo dagli argomenti meno importanti/deboli, per poi andare in crescendo spiegando argomenti più importanti/forti. Ma questa è solo una opzione di svolgimento. Si può anche scrivere fondendo le varie tematiche con uno stile più discorsivo (se non è un testo specialistico), seppur comprendente tutti gli elementi che caratterizzano la stesura di questo tipo di testo.

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Dimostrare.

La dimostrazione è una cosa diversa.

Essa non difende un punto di vista opinabile, come una tesi personale o un parere;
 
non ha bisogno di argomenti a favore che possano essere confutati, ma di prove certe e incontrovertibili.
 
Le sue affermazioni non possono essere revocate (viste le prove).

Si può dimostrare senza fare grandi discorsi, anzi, il più delle volte una dimostrazione è fatta con poche parole, asettiche, impersonali, essenziali proprio perché, avvalendosi dell'evidenza dei fatti, quelli sono già sufficienti.
 
Il linguaggio è, dunque spesso semplice, espresso con brevità sostanziale.
 
I criteri su cui si basa la dimostrazione sono quelli di validità e di correttezza delle prove portate.



Avete esperienza dei due tipi di testo?

mercoledì 25 febbraio 2015

Lucia Donati: il blog su Libreriamo

Invito tutti a leggere il mio blog sul sito "Libreriamo".
Ringrazio vivamente la redazione per il benvenuto che mi ha dato su facebook!
Sono molto contenta della nuova collaborazione. 
Gli articoli verteranno sul tema "consigli utili per la scrittura".

Di sicuro conoscete il sito Libreriamo che propone varie rubriche e iniziative interessanti.

Che aggiungere? Buona lettura a tutti!

MIGLIORARE LA SCRITTURA


 

Il post che segue ne riprende uno scritto molto tempo fa, che ho qui arricchito e modificato.

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Che si tratti di scrivere un libro o un testo meno complesso, i consigli che seguono possono tornarvi utili.



La prima cosa da fare è abbandonare il passato. Cosa vuol dire? Che se siamo legati ad una scrittura in cui non ci riconosciamo o non è più adatta per noi, come certi vecchi scritti, è ora di lasciar andare la zavorra. Questo ci permette di perfezionare al meglio la nostra scrittura. Certo, dobbiamo prendere il buono dal passato per andare oltre, però. Superato questo punto, siamo pronti per continuare a imparare, perché non si finisce mai.



Come affrontare lo scrivere?

Per me scrivere di getto è la cosa migliore, ed è fondamentale. In questo modo le idee si incanalano naturalmente e si dispiegano sul foglio bianco così come nascono, seguendo un flusso energetico positivo. Se si fa così, il più delle volte non c'è bisogno di risistemarle perché sono già ordinate. Almeno questo vale per me.



Non preoccupatevi di correggere subito, di sostituire termini o perfezionare periodi: lo farete in seguito. Al momento quel che conta è scrivere le idee. Potete senz'altro terminare un capitolo e rileggerlo, ma solo per accertarvi che quel che volevate dire sia stato detto. La revisione la potete fare dopo.
 
Avete terminato il testo? Attendete un po' di tempo; fate decantare il vostro scritto e nel frattempo fate altro. Intanto potete stampare il vostro lavoro, ordinato, lasciando un margine a destra o a sinistra, per le vostre note e osservazioni; io lo faccio sempre; ve l'ho consigliato altre volte. Vederlo stampato fa la differenza. Vedere il testo su carta è diverso che vederlo sul monitor. Riuscite a realizzare in modo più preciso se ci sono errori. E spesso capita che sfuggano anche ad un'attenta rilettura.



In fase di prima revisione sottolineate gli errori che notate. In fase di seconda revisione ne noterete altri: è normale. Fate altre riletture con l'intento di scovare errori e sviste, se necessario (lo sarà). Scrivete tutte le note sul margine, anche quelle che vi sembrano poco importanti o superflue. Valuterete poi se lo erano o no. Rilevate se è conveniente  tagliare sezioni o limarle. Se è il caso, aggiungete. Cercate di semplificare rendendo scorrevoli le frasi ma non intaccate lo stile (magari il vostro è ricco e vuol restare così). Migliorate però la forma. Sostituite con sinonimi nel limite del possibile. Usate pochi avverbi in -mente, a meno che un genere, come il pulp, lo richieda, o a meno che non vogliate creare o ricercare effetti particolari. Siate precisi con la punteggiatura. In caso di dubbi, una buona grammatica o documenti/articoli autorevoli su questo argomento possono esservi di grande aiuto. Non fate errori con la consecutio temporum, è grave! 
Qui non mi dilungo ulteriormente perché la lista dei potenziali errori è lunga. Ne parliamo in un altro post. 



Da ultimo, ma probabilmente sarebbe utile farlo per primo, scrivete una sinossi del testo. Mettere nero su bianco i temi e i significati del vostro libro (o testo, articolo) vi permette di essere chiari con voi stessi focalizzando i punti chiave: in questo modo sarete più specifici e lineari nella composizione del vostro scritto.


martedì 24 febbraio 2015

Spaziare nella scrittura


 

Un lettore mi ha chiesto privatamente a cosa si dovrebbe interessare un aspirante scrittore; quali argomenti dovrebbe studiare con attenzione per crescere e per perfezionarsi in questo campo. Spero che il post che segue possa aiutare lui e chi desidera alcuni suggerimenti a questo proposito.
 
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Uno scrittore può essere facilitato nel suo lavoro se si cimenta in diversi tipi di scritto. Anche se poi si potrebbe specializzare in uno solo come la narrativa, è bene che conosca molti generi, stili, tipi di testo e tecniche.
I tipi di testo fondamentali da conoscere sono: l'esposizione, la descrizione, l'interpretazione o valutazione, la narrazione, l'argomentazione: da queste si deve partire per creare saggi e narrativa, i due filoni principali.
I generi sono tanti. Qui ricordo solo: il giallo; il noir; il thriller; il poliziesco; il fantasy; la fantascienza; il romanzo rosa; quello d'avventura; il racconto di viaggio; la biografia.
L'aspirante scrittore dovrebbe studiare le tecniche letterarie; dovrebbe leggere molti scritti del genere in cui vuol specializzarsi, sapere e sperimentare come scrivere un incipit, la parte centrale del testo, il finale, i dialoghi, come fare una descrizione adeguata;  capire cos'è un racconto; interessarsi di sceneggiature, di brani comici, di come si scrive una favola e una fiaba; di critica e di valutazione, di analisi del testo, del commento è importante per sapere scrivere e per poter ampliare la conoscenza nel campo d'interesse.
Molto utile è saper scrivere una recensione: fa spaziare attraverso molti generi; fa capire quale si preferisce; fa comprendere soprattutto le caratteristiche di vari testi e le difficoltà insite in ognuno di essi, nei vari campi di scrittura.

Questo potrebbe far cambiare idea  a qualcuno sul voler fare lo scrittore. Oppure no.

In definitiva, se si preferisce scrivere saggi, è necessario interessarsi di come si fa: in questo caso sarà importante l'argomentazione, come prima cosa. Poi, saper come confutare un'argomentazione. Capire come ordinare i temi da trattare.
Quindi chiedersi.
  • Che tipo di saggio deve essere? Divulgativo? Per professionisti di un certo settore? Un manuale pratico?
  • A quale pubblico è rivolto? Al lettore medio? A lettori di una branca particolare del sapere (saggio specialistico).
 
Bisogna sapere cosa inserire e cosa non si deve fare; utilizzare linguaggio e registro adeguati ai tipi di saggio elencati sopra come esempio.

Se si ama la narrativa, si dovrà studiare la scrittura creativa, non prima di essersi informati sui vari tipi di testo non creativi, che fanno da base per  quella. Ci si dovrà interessare ai generi, alle novità e al passato della scrittura, alle tecniche, agli stili. Ed essere un po' profetici, se si cerca di essere anche artisti. Se si aspira ad essere scrittori-artisti il lavoro sarà lungo e faticoso, ma nessuno scapperà  di fronte a questi problemi... Vero?


mercoledì 18 febbraio 2015

ELISIONE e TRONCAMENTO


 

L'elisione di una parola si indica sempre con l'apostrofo (').

Si ha quando eliminiamo l'ultima vocale di un termine. Da elidere= toglier via, eliminare.



ESEMPI

All'indietro

L'aurora

Quest'estate

Sant'Antonio

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Il troncamento si ha in due casi: la caduta di una vocale finale e la

caduta di una sillaba finale.



La parola che segue al termine troncato può iniziare sia per vocale sia per consonante.



ESEMPI

Importante: se possiamo sostituire al termine troncato il termine completo siamo sicuri di essere in presenza di un troncamento.



Nessun dorma (nessuno dorma)= troncamento

Suor Concetta (Suora Concetta)

A onor del vero (a onore del vero)

Dottor Sacchi (Dottore Sacchi)



In presenza del troncamento, se la parola troncata termina per consonante, l'apostrofo non ci va. Se termina per vocale sì (vedi più sotto).

ESEMPI

Troncamento obbligatorio

1)

Un asino; un albergo...

Alcun dica...

Nessun dorma, nessun parli...

Ciascun senta, ciascun sa...



Non si ha troncamento nel caso in cui vi sia s impura (s+ consonante): nessuno strato; oppure la z: nessuno zoppo.



2)

Quello.

Quel pazzo.

Ma con s impura: quello scemo

Con la z: quello zuccone

3)

Bello: bel casco!

Buono: buon albergo.

Grande: un gran bell'uomo

San: San Francesco (nome proprio maschile che inizia per consonante).

4)

Suora: Suor Diletta (nome proprio).



Troncamenti che terminano per vocale vogliono quasi sempre l'apostrofo.

ESEMPI

Fa' questo! (Fai questo)

Sta' qui (Stai qui)

Vo' andare, per voglio andare, forma dialettale toscana

Alcune di queste forme sono regionali, dialettali o letterarie.

ESEMPIO: fé, per fede.



Alcuni casi di troncamento con apostrofo:

po' per poco:
ho un po' di fretta

be', per bene:
be', allora ci vediamo!

mo', per modo:
è fatto a mo' di rotolo, quel dolce!

Troncamento con accento: piè (piè fermo, piè del monte)


venerdì 13 febbraio 2015

ESERCIZI DI RISCRITTURA


 

Non avete proprio idee per un nuovo post? Succede.

Volete riproporre un argomento di interesse ma non potete pubblicarlo tale e quale?

Riscrivete.

Potreste anche cambiare il taglio dell'articolo/testo, o vederlo da un altro punto di vista.

Potreste voler evidenziare aspetti secondari; o ampliare punti poco valutati la prima volta.

Quel che dovete fare è:
  • decidere lo scopo (Voglio evidenziare questo, così e così);,
  • valutare i punti chiave.

Sviluppate di getto, inserendo i concetti che non volete che i lettori perdano. Questo esercizio vi serve per capire quali sono i punti fondamentali; per vedere in quanti modi potete riscrivere gli stessi concetti; quante angolazioni esistono. Scoprirete anche che il tema che avevate trattato nasconde molti altri sottoargomenti. Forse finirete per scrivere un articolo più complesso e più completo. Forse svilupperete maggiormente temi impliciti o appena toccati nell'articolo originario. Aggiungete punti collegati al vostro argomento che non avevate considerato prima. Esercitatevi in questi modo: vi serve per la vostra scrittura, per mutare e maturare. Per ampliare, per essere più creativi. Per capire che i limiti che vi eravate imposti si possono superare; i limiti non sono quelli.

Un esercizio.

Scrivete un post in almeno tre modi diversi.

Nel primo cambiate punto di vista.

Nel secondo, aggiungete punti-chiave in più.

Nel terzo, sviluppate maggiormente un punto in particolare.

Avrete tre articoli, magari da postare su siti diversi.

Buona riscrittura!


domenica 8 febbraio 2015

Tecniche di lettura


 




Un brevissimo post non esaustivo sulle tecniche di lettura: si tratta di mie osservazioni. Vi parlo di cosa faccio io quando leggo e delle tecniche utilizzate.





Uno stesso brano si può considerare in più modi, in quando a sistema di lettura. Chiaramente il significato rimane lo stesso, ma come lettori prenderemo da esso quello che ci serve in un dato momento. Così, potremmo leggerlo lentamente assaporando il contenuto, o potremmo voler leggere con rapidità, per informarci o per capire se il testo ci interessa e contiene quello che cercavamo.

Leggiamo a seconda del nostro grado di preparazione: se il testo contiene termini o concetti per noi sconosciuti, questo rallenta la comprensione e rende ermetico il significato. In questo caso ci tocca consultare un dizionario o altre fonti. Stessa cosa se in un brano sono presenti tecnicismi o termini troppo specifici perché il testo stesso è rivolto a professionisti di una branca specifica del sapere.



Per quel che riguarda lo scopo, questo potrebbe essere: svago, studio, informazione.



Un brano si può dunque:
leggere velocemente con la massima attenzione per evidenziare i punti chiave;
leggere con calma gustando i contenuti, come nella lettura per diletto;
rileggere più volte, nel caso in cui volessimo dare un’occhiata generale e poi approfondire; o nel caso in cui una prima lettura non sia sufficiente; o, ancora, nel caso in cui sospettassimo che durante una seconda lettura troveremo più significati che ci sono sfuggiti.

In pratica dobbiamo individuare le parole/i o i concetti chiave o principali.

Automaticamente potremmo attivare nella nostra mente un’associazione, pensando a figure, immagini, o altro che ci aiutino a focalizzare e anche a rammentare concetti e idee. Questo ci serve soprattutto quando dobbiamo ricordare per studio.

Nell’ordine dobbiamo sapere: cosa cerchiamo e cosa ci è utile al nostro scopo. Poi, riassumiamo già mentre stiamo leggendo: questo lo facciamo spesso spontaneamente.

Per una lettura in cui non vogliamo perdere nulla dei fattori importanti dovremo avere una visione d’insieme (campo visivo), essere concentrati, capire se la nostra percezione è esatta. Fare attenzione a quello che è stato realmente compreso da ciò che è una nostra interpretazione (che possono essere due cose completamente diverse).



Sarà utile consultare dizionari se una parola non è compresa o se  ha significato dubbio o molteplice.



Possiamo fare una lettura orientativa, per dare un’occhiata generale, come quando scegliamo un libro da acquistare, per esempio; o se cerchiamo un testo in biblioteca ma quello che abbiamo in mano  non siamo sicuri contenga gli argomenti desiderati.



Poi, lo facciamo spesso spontaneamente, possiamo leggere seguendo il dito, quando magari ci chiediamo: Cosa cerco? Mi interessa?




Come leggete?

Seguite un metodo?